Tenerife: l’isola felice.

Ho sempre avuto la passione per il viaggio. Quando ero ancora a scuola sognavo di caricarmi uno zaino sulle spalle e partire. Vedere, esplorare , conoscere sono tutte cose che mi hanno sempre incuriosito. Uscire dalla propria confort zone, dalla proprio routine per vedere cosa c’è fuori. Un giorno mi sono deciso, avevo qualcosa da parte e ho prenotato un biglietto di sola andata per Tenerife.

Avevo tanto sentito parlare di quest’isola situata nell’oceano Atlantico dove regna il sole e il caldo. Sapevo che tante persone si erano trasferite lì. Avevo appena vent’anni, pochissima esperienza lavorativa ma da qualcosa bisogna pur iniziare no? Dovevo tentare, poi magari avrei fallito ma dovevo provarci e l’isola canaria mi sembrava il posto giusto.

Sono partito i primi di Aprile con volo Cagliari – Madrid, Madrid – Tenerife sud. Sono arrivato a Tenerife verso mezzanotte. Diciamo che la prima impressione non è stata delle migliori. Ho preso un Taxi dall’aereoporto che mi ha portato a Play de las America dove avevo il mio appartamento. Sono sceso dal Taxi e ho aspettato che arrivasse il proprietario di casa a darmi le chiavi. La zona era quasi  completamente buia e non c’era nessuno in giro. Strano che la cosa era abbastanza in centro, per fortuna la casa era carina.

Il giorno dopo la prima cosa che ho fatto è stata uscire in balcone e la vista era perfetta: da una parte il mare e dall’altra El Teide il secondo vulcano più grande del mondo e patrimonio dell’Unesco.

Mi sembrava di essere lontanissimo da casa, paesaggi completamente diversi da quelli che ero abituato a vedere a casa e in Europa. Palme altissime, cielo azzurro senza neanche una nuvola.

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Con un amico, che è venuto a farmi compagnia per la prima settimana, abbiamo affittato uno scooter e ci siamo girati tutta la parte sud. Una delle cose che mi ha compito di più erano i prezzi perché costava tutto pochissimo rispetto all’Italia. Con 5 euro abbiamo fatto il pieno allo scooter e abbiamo lasciato anche qualcosa al distributore perché il serbatoio era pieno, con 3 euro ci prendevamo l’English Breakfas ( molto più buona di quella che ho mangiato a Londra) dove c’erano wustel, pane tostato, ceci, uova strapazzate, caffè e succo…colazione da campioni. Siamo anche saliti su El Teide per ammirare Tenerife dall’alto. Si stava bene, ero felice di aver prenotato quel biglietto. Stavo bene, sentivo che era la strada giusta, era quello che volevo e c’ero riuscito. Da solo, senza l’aiuto di nessuno e andando contro tutti.

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Ho lavorato per un po’ come runner in un ristorante sul lungo mare. Parlavo zero spagnolo e qualcosina di inglese ma comunque riuscivo a farmi capire. Le giornate passavano bene ero dove volevo essere. Facevo foto, andavo al mare, lavoravo. 

Una volta finita l’euforia iniziale mi ero accorto però che mancava qualcosa, avevo lasciato tutto e tutti per inseguire un sogno. Ma era il sogno giusto? Era il momento giusto? Ad oggi posso dire che non era il momento giusto. Dopo due mesi e mezzo infatti sono dovuto andar via. Ero piccolo, inesperto e avevo delle cose in sospeso da risolvere prima di poter veramente prendere il largo ed essere libero, non mi sono mai piaciute le cose lasciate a metà. Così un pò di tristezza ma con le spalle più larghe sono tornato nella mia piccola Cagliari.

Quell’ esperienza mi è servita tantissimo è stato il primo viaggio in solitaria, il primo viaggio in cui ho dovuto badare a me stesso senza avere l’aiuto di nessuno.

Penso che questo viaggio mi abbia cambiato, se non avessi tentato probabilmente adesso non sarei quello che sono adesso. Nonostante ci sia rimasto poco, non ho rimpianti, son felice di averlo fatto e di averlo così. All’avventura, a vivere giorno per giorno. Ho rischiato ed è andata bene. Mi è servito per raddrizzare la rotta, fare le cose meglio, usare un pò più la testa e capire veramente cosa volevo fare. Tutti i viaggi lasciano qualcosa, che sia poco o molto, Tenerife, a me, ha lasciato tantissimo.  

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